la “tipicità” non è un insulto!


Quando ti arrabbi più volte per lo stesso motivo nell’arco di una settimana, è doveroso comprendere e spiegare il perché.

Quando nel campo della ristorazione, in cucina, si parla di tipicità si fa riferimento all’alimento o al prodotto che proviene da un territorio specifico: frutta, ortaggi, pietanze; con questo sostantivo non si sottintende che sia spregevole anzi, spesso ci si riferisce all’eccellenza o al fatto che rappresenti un’espressione culinaria storica.

Con questa premessa ora darò sfogo alla mia rabbia che non è indirizzata a qualcuno in particolare; è una mia riflessione ad alta voce.

Quando la tipicità è riferita alle persone originarie di una regione o città , si commette il grave errore di  attribuirgli un significato negativo: “è tipico dei XXX essere maleducati; la furbizia è tipica dei XXX “

Quando sento queste espressioni mi ribolle il sangue. Mi sento offesa.

Mi rivolgo a chi vanta impropriamente di essere Chef, a chi sparla di passione in cucina, a chi ostenta  amore per il cibo, veicolo di cultura, di tradizione, di storia, di deferenza e di persone;  non puoi  dare validità generale a ciò che è valido per il particolare;  hai l’obbligo morale di prestare attenzione e rispetto,  non arrogarti il diritto di etichettare una popolazione solo per aver incontrato un individuo spregevole che non rappresenta il territorio di provenienza, ma solo se stesso, nel bene e nel male.

A mio avviso, chi adopera costantemente questo atteggiamento, non è degno di entrare in cucina, non dovrebbe nemmeno pelare le patate perché ha standardizzato il suo pensiero, con superficialità e mancanza di professionalità.

Quando troverete il tempo per riflettere, ricordate che l’umiltà, la dedizione, il rispetto hanno origine nelle buone abitudini e non vedono confini.

Sono molto arrabbiata!!!

  1. E hai ragione! Io parto come una furia quando si etichetta o si stabilisce un qualcosa a priori senza nemmeno ascoltare l’interlocutore… mi infuirio come una belva!!! Ecco una “tipicità” della persona pensante… tiè!
    Un baciotto cara! 🙂
    Tatiana
    PS: … e, se ti riesce, fregatene alla grande che è meglio… (a me non riesce)…

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    • Tatiana, che piacere nelle tue parole, dopo aver pubblicato il post ho temuto di aver esagerato 🙂 qualcuno penserà di essere stato chiamato in causa, non non è così.
      Ho voluto dichiarara il mio pensiero.
      un forte abbraccio
      Sally

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      • È normale, anche io sono così. Per anni ho avuto a che fare “per forza” con persone molto religiose, sempre in chiesa e cose così, ma poi erano dei razzisti e omofobi. Ho avuto parecchi scontri perché ho detto loro come la pensavo. Questo per dirti che ti capisco! Io cerco di essere sempre coerente, anche se è molto difficile.

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      • Comprendo quanto hai dovuto sopportare, ho vissuto la tua stessa esperienza.
        mi sono auto-educata a valori che non vedono compromessi.
        Io non sono “tollerante” (termine che trovo ipocrita), io non ho pregiudizi 😉 è ben diverso.
        La “differenza” spesso è un valore

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