cosa mi aspettavo dall’Islanda?


buon settembre!

Sono rientrata da una vacanza spettacolare, dove ho goduto di visioni meravigliose che se poco poco fossi credente avrei pensato di essere stata in paradiso, invece era…….

islanda

Mi piacciono le sorprese e volutamente ho affrontato il viaggio ignara sui particolari paesaggistici di quest’isola; a grandi linee conoscevo i fenomeni naturali che la caratterizzano, ma trovarmici di fronte è stata ben altra cosa!

Non avrei trovato le pulcinella di mare nè l’aurora boreale e avendo scelto di percorrere la A1 (la ring road che fa il giro dell’Islanda) con un’utilitaria invece che con un fuoristrada, avrei rinunciato a visitare l’interno dell’isola.

Munita di ombrello, mantella scaccia-acqua e scarpe impermeabili ero pronta a far fronte ai frequenti mutamenti atmosferici, ma in valigia avevo un paio di sandali, scarpe da città e canottiere colorate (non quelle della salute😀 :D), perchè da ottimista fortunella quale sono confidavo in un clima gradevole e un sole splendente.

Verdi e disabitate terre, fredde acque limpide, dolci pendii innevati ……. cartoline😀

Perchè l’Islanda?
Perchè quando mi allontano da casa voglio nuovi paesaggi da ammirare che calamitino la mia attenzione, togliendomi il fiato che annulla ogni pensiero tranne lo stupore, come da bambina (ma anche da adulta😉 ) di fronte allo spettacolo dei fuochi d’artificio.

 

Perchè voglio abbuffarmi di quell’acqua che arriva da ogni parte, fredda, gelida e poi calda, che non si spreca mai.

 

Perchè quel terreno incolto non è il “nulla”

Perchè ci sono andata con la speranza, poi certezza, che l’avrei vista e l’avrei riconosciuta in quel cielo buio e stellato, nel delicato chiarore che annuncia l’inimmaginabile

l’aurora boreale si è manifestata per ben due notti consecutive, pur essendo un evento ormai fuori stagione! E io saltavo e fotografavo (per niente preparata su come impostare la macchina fotografica) e continuavo a dire – è lei, è lei!! Grazie!! –

Perchè in una vacsa da bagno così grande non c’ero mai entrata😀

 

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continua …..

 

 

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un panino che sa osare


Il panino, inteso come merenda o sostituto di un pasto, per me ha un valore sentimentale che si lega ai ricordi della mia vita a Cagliari.

Se qui a Roma è tradizione  consumare la pizza a taglio in qualunque momento della giornata, a Cagliari si preferiva lo spuntino serale. Di conseguenza i locali iniziavano la produzione di pizza (limitata e tre gusti: rossa al pomodoro, con mozzarelle, ai funghi) e panini dalle cinque del pomeriggio.

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“l’amore è un gambero” e il gambero è un amore


Sera a teatro per assistere al monologo sul manuale d’amore di Riccardo Rossi, che nella sua elegante ironia spiega l’arte per affrontare al meglio tutte le fasi di una storia sentimentale, tutte le avventure che un amore deve affrontare per sopravvivere a se stesso.
I trascorsi amorosi che ci accomunano nelle storie d’amore sono unite dal filo conduttore dell’esperienza: la prima dichiarazione, l’ansia in attesa della telefonata che non arriva, la prima vera seduzione da adulti, la convivenza, il tradimento e la vendetta, il primo matrimonio a cui spesso ne segue un altro, quello vero.

L’immagine dell’umo descritto da Rossi è quella di un eterno bambino, al contrario della donna che si dimostra sempre più matura del proprio partner, pronta a rassicurarlo nelle situazioni in cui l’uomo si senta incastrato come può succedere dopo una notte di intimità.

Ripercorrere a ritroso, con l’esperienza del passato, come farebbe un gambero, ci fa comprendere che il vero amore è quello che più si ricorda, che ci torna in mente e ancora ci fa brillare gli occhi e sussultare intimamente

Il primo amore non si scorda mai, così è stato di fronte ad un vassoio di gamberoni🙂 che oggi ho accompagnato con l’insalata insaporita da una salsa di aceto e mango, acquistata al mercato di Monaco di Baviera.

gamberoni al coriandolo e zenzero
con insalata al kumquat e aceto al mango

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mini torta di limette, senza glutine


Per la festa del mio compleanno di taaaaanti anni fa, la mia mamma preparò una torta alle mele che riscosse un grande successo: i miei compagnetti presenti alla festa, all’arrivo del dolce, istintivamente fecero scattare un applauso. Questo ricordo appartiene al Tuttopensare :)  l’ho costretto a rievocare episodi della sua infanzia che avessero un legame con questo tipo di dolce. Mi diverto ad ascoltare i momenti della sua fanciullezza, mi inteneriscono😀😀
Ha sempre amato la musica e da bimbetto s’immaginava dj: capovolgeva il suo triciclo poggiando il 45 giri di Obladi Oblada su una ruota che girava con le mani come fosse il piatto del giradischi 😀😀
I bambini hanno una fantasia che va sempre  incoraggiata e sostenuta, premiata poi con un dolcetto😉 magari uno piccolo così!

torta capovolta di limette della Palestina e mela verde
con crema spalmabile di pistacchio

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spaghetti e torta salata, sapori e ricordi al formaggio


Quando ho sentito nominare per la prima volta le Marche avevo poco più di sei anni e ancora non andavo a scuola, i confini territoriali del mio piccolo mondo si estendevano da casa fino all’argine paludoso includendo la strada, la bottega della signora Ginetta, la latteria e il piccolo bar di Gigi. Erano per me tutti luoghi di divertimento tranne che da Ginetta: piccolo emporio alimentare che lei vigilava dall’alto del bancone che aveva la pedana rialzata e le permetteva di dominare l’ambiente nonostante il suo metro e venti di altezza. Usuraia e malfidata, concedeva credito ma solo su alcuni prodotti alimentari che vendeva a caro prezzo, tra i quali il pecorino era al primo posto seguito da altri formaggi e insaccati territoriali; il pregiato formaggio aveva due linee di vendita: polpa intera con poca crosta da mangiare col pane e grattugiato che invece comprendeva in prevalenza la crosta scartata e ben poca polpa.

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paccheri alla ciliegia


Il clima di quest’anno ha influenzato le colture e sui banchi del mercato sono in bella mostra ortaggi che normalmente si raccoglierebbero nei prossimi mesi; alcune verdure non hanno maturato il loro caratteristico sapore, ma sembrano promettere bene.

Il frutto che aspetto con impazienza è la ciliegia che al contrario della mela, a mio parere,  è il frutto peccaminoso, tentatore più del serpente nell’eden e così versatile in cucina.

Il mio babbo aveva due ciliegi sui quali fino all’età di settant’anni si arrampicava per cogliere i frutti. Giugno per me era il mese dell’amore, babbo rientrava con le ceste cariche dei piccoli frutti rosso purpureo e mi appendeva i piccioli alle orecchie, poi li intrecciava formando una collana intorno al mio collo. Ero innamorata di quei gesti, dei frutti e di mio padre.

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pagnotta in pentola


L’arte della panificazione ha una storia antichissima che risale a molti secoli a.C., dagli Etruschi che coltivavano un grano tenero di qualità  adatto alla panificazione fino ai Greci che cuocevano oltre sessanta varietà di pane. Intorno al 170 a.C. il pane fa la sua comparsa a Roma, gli storici attribuiscono il merito ai prigionieri macedoni che trasmettono e insegnano ai Romani le tecniche di panificazione apprese dai maestri Greci: introducono l’uso del lievito, il forno chiuso e probabilmente anche modifiche alle macine.
C’è pane e pane: per i contadini, per la casa imperiale, per gli spettatori dei giochi circensi  a cui veniva distribuito gratuitamente; ma c’era un pane, il più raffinato, che si mangiava con le ostriche: l’ostearius. La ghiottoneria prodotta dai celebri fornai i Parti erano le focaccine lievitate e i Romani ne andavano pazzi, che apprezzavano anche una galletta  punica preparata dai Cartaginesi.

Le mie origini hanno sicuramente salde radici in quell’epoca, vista la mia passione per la panificazione e guarda caso risiedo a Roma😉
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Il prosciutto è di coniglio


Ci sarà anche nella vostra cerchia di parenti e amici quella persona che riesce in qualcosa che a voi non riesce.
Una mia amica cucinava le patatine fritte così bene e così buone che non mi capacitavo a credere come potesse ottenere sempre un ottimo risultato! Lei metteva l’olio sul fuoco e poi si distraeva a fare altro, quando improvvisamente si ricordava di avere la padella sul fuoco correva a versare le patate e proseguiva nelle sue distrazioni. Il risultato? Patatine croccanti e dorate all’esterno e cremose all’interno.

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la cucina imperfetta e le mezzelune


Continuo a dire che il tempo non mi basta mai…lo so, mi ripeto🙂. Questa mancanza accomuna noi che ci destreggiamo tra i vari impegni, cercando di rubacchiare un’oretta di qua e un minuto di là. Per non farmi mancare niente ho aggiunto anche il corso di fotografia che non si limita all’appuntamento del venerdì, ma richiede anche studio ed esercizio. Avrei potuto restare con le mani in mano se mi fosse avanzato un pomeriggio? La risposta vien da se, non posso lamentarmi se vado in giro con i capelli da pazza, perchè anche il tempo per andare dal rompicapelli non saprei a chi chiederlo😀😀 forse al Tuttopensare? ……. mmm, anche lui è messo maluccio.
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prazzida, la generosità a tavola


Mia madre non era una gran cuoca, mia nonna cucinava quattro cose compreso il pane, ma mia zia Eleonora era una gran curiosa e in cucina aveva più di un asso nella manica, ci sorprendeva sempre con pietanze estremamente semplici che ho scoperto appartenere alla tradizione di altri territori della Sardegna.

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