seitan, questo sconosciuto e lo spezzato con verdure


Buon novembre!
L’hai già sentito dire che il Natale è alle porte o ti è bastato vedere i panettoni al supermercato?

Si comincia a parlare di diete prenatalizie: calare di peso per riprenderlo tutto insieme durante le prossime feste😀 :D  e qualcuno la chiama prevenzione :D  :D  che furbata!! Le scorciatoie non sono quasi mai percorribili impunemente e io so bene come va a finire!

Mi sono trovata spesso in situazioni imbarazzanti e per salvarmi ho sempre sfoderato gentilezza e una buona dose di educazione (parlo al passato …… attualmente sono molto meno diplomatica  :D  ), ma quella mattina ho ricevuto la lezione che meritavo.
Aspettavo l’autobus e un ragazzo cercava di vendermi alcune schedine del totocalcio precompilate, spiegandomi tutto d’un fiato che il suo sistema non poteva fallire. Cercai di interromperlo per dirgli che non ero interessata ma lui non voleva saperne, diventò pressante e io non emisi fiato.

L’autobus non arrivava, il ragazzo mi era sembrato leggermente fuori di testa e non avrebbe mollato la presa, per tirarmi fuori da quella situaizone ho esordito con un leggero sorriso “I don’t speak Italian”.  Dentro di me mi sono data il cinque e mi compiacevo per averlo ammutolito; lui si interruppe, fece un passo indietro e mi guardò dalla testa ai piedi stupito.

Mi girai e ancora prima di fare un passo per allontanarmi lo sentii dire “This is a lottery to bet on football ……. “, in inglese ricominciò tutto da capo 😦   Mi salvò l’arrivo dell’autobus, ma che magra figura!! :D 😀

Invece di un escamotage ti propongo una ricetta alternativa, ti assicuro che ha un buon sapore.

verdure e seitan

seitan

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malloreddus, ed è subito casa


Lo spot pubblicitario più incisivo è  quello che mira ai nostri sentimenti, lo so e non mi lascio influenzare, ma quando sento nominare un prodotto sardo immediatamente associo immagini di figure e paesaggi che mi sono cari.

Tutte le nostalgie, soprattutto quelle dei sapori, secondo me sono strettamente incatenati ai luoghi a cui appartengono.  Il cibo territoriale non nasce a caso, si lega a tanti fattori che per questo lo rendono tipico e se non ne conosci il vero sapore non potrai riprodurlo nel modo migliore😉

Questo è un invito a viaggiare in altre terre e nel cibo che esse offrono.
…….
Io vivo di accenti, di presentimenti
Profumi che sento nell’aria
E vivo di slanci, di moti profondi
Fugaci momenti di gloria
E nel silenzio del mondo
Io sento echi di infinito
…….               
(echi d’infinito A.Ruggeri)

e voi di cosa vivete?

malloreddus

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fagioli e vino rosso, siamo tutti un po’ vegani


Abbiamo storto il naso la prima volta che siamo entrati in contatto con la parola vegano, e io come voi ho subito elaborato una visione di erbette e nient’altro😀
Avevo dubitato che la scelta di un’alimentazione così limitata non potesse soddisfare il fabbisogno nutrizionale e non conoscevo le motivazioni di questa preferenza. A dire il vero, le poche persone a cui avevo domandato cosa li avessero motivati a rinunciare a essere onnivore, mi avevano risposto che rispettavano e amavano gli animali e quindi non potevano cibarsene. Di seguito il pregiudizio nei confronti della dieta vegana è aumentato, non sapendo che il veganesimo non si riduce a un’opzione alimentare, ma è un movimento filosofico “basato su uno stile di vita fondato sul rifiuto – nei limiti del possibile e praticabile – di ogni forma di sfruttamento degli animali (per alimentazione, abbigliamento, spettacolo e ogni altro scopo” (Wikipedia).

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Islanda: dal mio punto di di gusto e di vista


Raccontare un viaggio sintetizzando senza tediare chi ti legge non è cosa facile; ci provo, ma non ti prometto di riuscirci😀 premetto che non mi piacciono le vacanze mordi-e-fuggi: alzataccia all’alba, corsa a visitare un’intera città in tre ore e poi via …… verso il materasso, sapendo che il giorno dopo ricomincerai da capo!! No, non fa per me, mi piace pigrottare e bradipare per provare quel senso di appartenenza e integrazione sentendomi abitante del luogo.
Abbiamo volato da Roma con Air Berlin,compagnia che sconsiglio caldamente: disorganizzati e approssimativi nelle informazioni non hanno saputo gestire una banale situazione d’emergenza. Dopo aver noleggiato un’auto abbiamo  percorso per due intere settimane in senso orario l’A1 (ring road, in islandese: Hringvegur), la strada che fa il giro completo di tutta l’isola partendo e rientrando a Reykjavik.

Alcuni consigli per chi vuole ripetere la stessa esperienza:
– avere il serbatoio della benzina sempre pieno, non è facile incontrare un distributore e nemmeno prevedere quanto carburante aggiungere se non sei in riserva. Le pompe di benzina sono self service ed erogano carburante previo pagamento con carta di credito o saldo alla cassa all’interno del distributore; con l’uso della carta di credito devi prima inserire l’importo (in corone) poi la carta di credito e il pin, infine selezionare l’erogatore.
– Le piazzole di sosta per ammirare i paesaggi non sono indicate in alcun modo e spesso sono situate dietro una curva😉
– in valigia non dimenticare di mettere un costume, un asciugamano da spiaggia e un paio d’infradito! Non potete perdervi l’esperienza di un bagno in un fiume di acqua calda o nella piscina naturale di acqua sulfurea😉
– tutto, tutto, ma proprio tutto si paga con carta di credito, dal caffè al trattore 😀😀
– la colazione è un momento di sconforto per chi preferisce il dolce al salato: nel buffet puoi trovare pane, burro e marmellata e forse un pezzetto di torta, ma sono casi rari, spesso ho dovuto acquistare dei muffin al supermercato perchè il 70% dei cibi presenti a colazione sono formaggi, salumi, uova, pancetta …… e aringa!!!
Arrivati alle 00,30 abbiamo alloggiato nel cuore di Reykjavik nel Treasure B&B.

 

 

 

Le località dei pernottamenti spesso non erano di rilevante interesse, ma si trovano in prossimità delle mete del nostro itinerario.

1 Borgarnes       – Fossatun Country House
2 Olasfiordur  – Brimnes Hotel
3 Myvatn         – Vogafiòs Guesthouse
4 Seyðisfjörður      – The Old Apothecary
5 Hofn                     – Apothek Guesthouse
6 Skògafoss            – Hotel Skògafoss
7 Selfoss                  – Bella Apartments & Rooms
8 Grindavik            – Geo Hotel Grindavik

A Borgarnes ci siamo fermati nel residence Fossatun, in un suggestivo scenario di fianco alla cascata Tröllafoss con campeggio a cinque stelle che si affaccia sul fiume Grímsá. Nel ristorante a conduzione familiare, ricavato dalla trasformazione di un vecchio mattatoio,  abbiamo mangiato un’ottima zuppa di agnello e ci è andata bene, perchè alle nove di sera, orario del nostro arrivo, la cucina era chiusa ed eravamo completamente isolati; sarebbe stato comunque impossibile a quell’ora trovare un pasto e soprattutto un POSTO dove cenare😀😀

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Steinar Berg, proprietario della struttura, era un discografico e ora scrive libri sui troll per bambini. Possiede una considerevole raccolta di LP e va da sè che durante la cena il giradischi suonasse le canzoni di un giovanissimo Sinatra. Nella sala da pranzo, dove era allestito anche il palco con gli strumenti musicali, si respirava un’aria vintage alla luce di un principio di tramonto, l’atmosfera era calda come una serata davanti al caminetto. Sul posto si trovano fantasiose sculture di troll protagonisti dei libri di  Steinar e giochi all’aperto, come una scacchiera gigante, un mini-campo da golf a 18 buche e tanti altri.

L’Islanda può contare su tre aspetti della sua economia che sono di terra di acqua e di fuoco.
L’allevamento del bestiame è essenzialmente costituito da ovini, mentre i bovini sono una risorsa secondaria. In questi ultimi anni è stato avviato anche l’allevamento e la trasformazione dei suini.
La pesca di merluzzi e di aringhe è la risorsa principale che copre la quasi totalità delle esportazioni; si pescano anche gamberi, aragoste, pesce persico d’oceano e l’eglefino.
Le acque di origine vulcanica, che scorrono sotterranee a temperature elevate, consentono il riscaldamento delle abitazioni private e di serre da cui si ottiene una varietà di prodotti orticoli.
Solo nella zona costiera sud-orientale prospera la coltura della patata, le altre zone sono riservate a foraggi e pascoli.

La qualità e la freschezza dei prodotti non concordano con la varietà e la valorizzazione in cucina, i menù propongono una scelta ristretta e non varia la cottura: merluzzo fritto, patate fritte, stinco d’agnello al forno e gli altri tagli comuni di carne. Ho potuto constatare che l’assenza di concorrenza tra ristoranti va a discapito della qualità nella preparazione dei piatti, forse perchè non è sviluppata abbastanza la cultura per il cibo.

Stykkisholmur si concentra nella piccola baia di pescatori; percorrendo il sentiero lastricato, che dal porto collega l’isola di basalto di Súgandisey, si arriva al faro arancione in cima alla collina. Sulla parte opposta al porto spicca la bianca chiesa moderna e luminosa.

 

stykkisholmur

La sosta era ben studiata dal Tuttopensare per assaggiare i più bbbbuonissimi pylsur al mondo!!

 

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Meistarinn è una tappa imperdibile dove gustare i famosi würstel islandesi di carne mista: agnello e manzo, con diversi condimenti. Ogni voce del menu porta il nome di una persona che abita in paese, soprattutto delle stelle locali dello sport. Il migliore, preferito anche dalla proprietaria, è Karl😉 un pylsur con salsa all’aglio, formaggio fuso e chips sbriciolate.

Qui apro un capitolo a parte, che riguarda le chiese: situate ovunque, in buona parte riflettono l’architettura islandese. Sbucano all’improvviso, lontane e isolate e sembrano finte scenografie allestite per il turista😀

A poca distanza Helgafellssveit e la distesa di lava;  la cascata di  Grundarfjörður e  il monte Kirkjufell con la sua vetta arrotondata.

 ……. continua

 

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cosa mi aspettavo dall’Islanda?


buon settembre!

Sono rientrata da una vacanza spettacolare, dove ho goduto di visioni meravigliose che se poco poco fossi credente avrei pensato di essere stata in paradiso, invece era…….

islanda

Mi piacciono le sorprese e volutamente ho affrontato il viaggio ignara sui particolari paesaggistici di quest’isola; a grandi linee conoscevo i fenomeni naturali che la caratterizzano, ma trovarmici di fronte è stata ben altra cosa!

Non avrei trovato le pulcinella di mare nè l’aurora boreale e avendo scelto di percorrere la A1 (la ring road che fa il giro dell’Islanda) con un’utilitaria invece che con un fuoristrada, avrei rinunciato a visitare l’interno dell’isola.

Munita di ombrello, mantella scaccia-acqua e scarpe impermeabili ero pronta a far fronte ai frequenti mutamenti atmosferici, ma in valigia avevo un paio di sandali, scarpe da città e canottiere colorate (non quelle della salute😀 :D), perchè da ottimista fortunella quale sono confidavo in un clima gradevole e un sole splendente.

Verdi e disabitate terre, fredde acque limpide, dolci pendii innevati ……. cartoline😀

Perchè l’Islanda?
Perchè quando mi allontano da casa voglio nuovi paesaggi da ammirare che calamitino la mia attenzione, togliendomi il fiato che annulla ogni pensiero tranne lo stupore, come da bambina (ma anche da adulta😉 ) di fronte allo spettacolo dei fuochi d’artificio.

 

Perchè voglio abbuffarmi di quell’acqua che arriva da ogni parte, fredda, gelida e poi calda, che non si spreca mai.

 

Perchè quel terreno incolto non è il “nulla”

Perchè ci sono andata con la speranza, poi certezza, che l’avrei vista e l’avrei riconosciuta in quel cielo buio e stellato, nel delicato chiarore che annuncia l’inimmaginabile

l’aurora boreale si è manifestata per ben due notti consecutive, pur essendo un evento ormai fuori stagione! E io saltavo e fotografavo (per niente preparata su come impostare la macchina fotografica) e continuavo a dire – è lei, è lei!! Grazie!! –

Perchè in una vacsa da bagno così grande non c’ero mai entrata😀

 

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continua …..

 

 

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un panino che sa osare


Il panino, inteso come merenda o sostituto di un pasto, per me ha un valore sentimentale che si lega ai ricordi della mia vita a Cagliari.

Se qui a Roma è tradizione  consumare la pizza a taglio in qualunque momento della giornata, a Cagliari si preferiva lo spuntino serale. Di conseguenza i locali iniziavano la produzione di pizza (limitata e tre gusti: rossa al pomodoro, con mozzarelle, ai funghi) e panini dalle cinque del pomeriggio.

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“l’amore è un gambero” e il gambero è un amore


Sera a teatro per assistere al monologo sul manuale d’amore di Riccardo Rossi, che nella sua elegante ironia spiega l’arte per affrontare al meglio tutte le fasi di una storia sentimentale, tutte le avventure che un amore deve affrontare per sopravvivere a se stesso.
I trascorsi amorosi che ci accomunano nelle storie d’amore sono unite dal filo conduttore dell’esperienza: la prima dichiarazione, l’ansia in attesa della telefonata che non arriva, la prima vera seduzione da adulti, la convivenza, il tradimento e la vendetta, il primo matrimonio a cui spesso ne segue un altro, quello vero.

L’immagine dell’umo descritto da Rossi è quella di un eterno bambino, al contrario della donna che si dimostra sempre più matura del proprio partner, pronta a rassicurarlo nelle situazioni in cui l’uomo si senta incastrato come può succedere dopo una notte di intimità.

Ripercorrere a ritroso, con l’esperienza del passato, come farebbe un gambero, ci fa comprendere che il vero amore è quello che più si ricorda, che ci torna in mente e ancora ci fa brillare gli occhi e sussultare intimamente

Il primo amore non si scorda mai, così è stato di fronte ad un vassoio di gamberoni🙂 che oggi ho accompagnato con l’insalata insaporita da una salsa di aceto e mango, acquistata al mercato di Monaco di Baviera.

gamberoni al coriandolo e zenzero
con insalata al kumquat e aceto al mango

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mini torta di limette, senza glutine


Per la festa del mio compleanno di taaaaanti anni fa, la mia mamma preparò una torta alle mele che riscosse un grande successo: i miei compagnetti presenti alla festa, all’arrivo del dolce, istintivamente fecero scattare un applauso. Questo ricordo appartiene al Tuttopensare :)  l’ho costretto a rievocare episodi della sua infanzia che avessero un legame con questo tipo di dolce. Mi diverto ad ascoltare i momenti della sua fanciullezza, mi inteneriscono😀😀
Ha sempre amato la musica e da bimbetto s’immaginava dj: capovolgeva il suo triciclo poggiando il 45 giri di Obladi Oblada su una ruota che girava con le mani come fosse il piatto del giradischi 😀😀
I bambini hanno una fantasia che va sempre  incoraggiata e sostenuta, premiata poi con un dolcetto😉 magari uno piccolo così!

torta capovolta di limette della Palestina e mela verde
con crema spalmabile di pistacchio

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glutenfree

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spaghetti e torta salata, sapori e ricordi al formaggio


Quando ho sentito nominare per la prima volta le Marche avevo poco più di sei anni e ancora non andavo a scuola, i confini territoriali del mio piccolo mondo si estendevano da casa fino all’argine paludoso includendo la strada, la bottega della signora Ginetta, la latteria e il piccolo bar di Gigi. Erano per me tutti luoghi di divertimento tranne che da Ginetta: piccolo emporio alimentare che lei vigilava dall’alto del bancone che aveva la pedana rialzata e le permetteva di dominare l’ambiente nonostante il suo metro e venti di altezza. Usuraia e malfidata, concedeva credito ma solo su alcuni prodotti alimentari che vendeva a caro prezzo, tra i quali il pecorino era al primo posto seguito da altri formaggi e insaccati territoriali; il pregiato formaggio aveva due linee di vendita: polpa intera con poca crosta da mangiare col pane e grattugiato che invece comprendeva in prevalenza la crosta scartata e ben poca polpa.

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paccheri alla ciliegia


Il clima di quest’anno ha influenzato le colture e sui banchi del mercato sono in bella mostra ortaggi che normalmente si raccoglierebbero nei prossimi mesi; alcune verdure non hanno maturato il loro caratteristico sapore, ma sembrano promettere bene.

Il frutto che aspetto con impazienza è la ciliegia che al contrario della mela, a mio parere,  è il frutto peccaminoso, tentatore più del serpente nell’eden e così versatile in cucina.

Il mio babbo aveva due ciliegi sui quali fino all’età di settant’anni si arrampicava per cogliere i frutti. Giugno per me era il mese dell’amore, babbo rientrava con le ceste cariche dei piccoli frutti rosso purpureo e mi appendeva i piccioli alle orecchie, poi li intrecciava formando una collana intorno al mio collo. Ero innamorata di quei gesti, dei frutti e di mio padre.

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