Questa meravigliosa stagione autunnale che per le alte temperature somiglia più alla primavera, ci riserva sorprese e regali che possiamo vedere al mercato, il pescato è ricco e vario, le verdure hanno colori blillanti e foglie carnose. Il piacere di passeggiare in mezzo ai banchi colorati mi incita all’azzardo e cerco subito l’ispirazione. Vedo un colore che mi piace mentre mi avvicino al banco del pesce, lo scorfano era lì colorato d’arancio e rosso, mi mette allegria e voglio portarlo a casa insieme alle lumache di santa lucia.
Archivi autore: sallychef
cioccolata non da sola, nella torta con le pere
Questa è una torta semplice, soffice, cremosa, stagionale e soddisfa la golosità di molti. La presenza della frutta conferisce una buona dose di umidità che facilita la conservazione per qualche giorno in frigorifero. Puoi sostituire la farina di frumento con quella di riso e sarà apprezzata anche da chi è intollerante al glutine; se usi l’olio di semi o l’olio extra vergine di oliva al posto del burro, la tua coscienza sarà messa a tacere per l’assenza di grassi animali e potrai gustarne più di una fetta.
torta al cioccolato con molte pere
Occorrente per 12 porzioni:
5 uova fresche
2 tuorli
3oogr zucchero
30gr miele
300gr farina “0” setacciata
65gr polvere di cacao amaro setacciato
80gr burro fuso a temperatura ambiente
700gr pere abate sode
4gr di cremor tartaro e un pizzico di bicarbonato
ricorda di accendere il forno a 180° statico e cuoci per 25 minuti.
Tutte le uova con lo zucchero e il miele in un tegame antiaderente, metto sul fuoco a fiamma media , mescolo con la frusta e porto a 40° – se non hai il termometro adatto conta lentamente fino a quaranta – tolgo dal fuoco e metto nel cestello della planetaria (frullatore o minipimer è equivalente) al massimo della velocità per far montare a schiuma le uova.
Sbuccio le pere, una la tengo da parte affettata in sei spicchi, le altre le taglio a cubetti non troppo piccoli e le metto in ammollo in acqua per non farle ossidare.
Se l’impasto ha raggiunto la giusta consistenza unisco farina, cacao e lievito e mescolo con il leccapentole dal fondo verso l’alto per non smontare la massa.
Aggiungo il burro e ripeto l’operazione di mescola in modo da incorporare la farina rimasta.
Verso tutte le pere a cubetti, scolate per bene dall’acqua, lavoro ancora con la paletta e verso nella teglia infarinata e imburrata, decoro con le fette di pera poggiate in circolo, non troppo vicine. A cottura della torta, spengo il forno, socchiudo lo sportello per quindici minuti, poi tolgo la tortiera e la poggio sopra una griglia che sia rialzata dal piano e permetta il raffreddamento. Aspetta tre ore prima di servirla con una pioggia di zucchero a velo, se preferisci accompagnala con una crema all’arancia e vaniglia. Oggi ho potuto gustarla all’aperto, al sole ancora piacevole di questo autunno così gentile.
non si presta a manipolazioni: carbonara
Una ricetta originale, una DOC, deve rispettare la tipologia degli ingredienti: se al ristorante ordino la carbonara, che si trovi al nord o al sud del modo, devo poter mangiare quella ricetta e ritrovare quel sapore. Questo per me è un punto fermo, poi è consentito a tutti interpretare e realizzare la preparazione a proprio gusto, ma non si potrà più chiamare carbonara, si chiamerà tipo carbonara. Le origini di questa ricetta sono ancora incerte, romana o napoletana? Spaghetti, guanciale, uovo, pecorino, olio sono gli ingredienti certi e su questi si è costruito un gusto apprezzato in ogni parte del mondo.
La mia simil-carbonara

complice il quinto gusto
Una moglie gelosa, un marito iùda e libertino, una figlia sconsiderata, una cameriera scostumata, la commedia degli intrighi e degli equivoci debutta con il sospetto. Una piacevole serata al teatro Nino Manfredi di Ostia, con Luigi De Filippo in cani e gatti (marito e moglie).
Sulle disgrazie altrui c’è sempre da ridere, la gelosia miete vittime e le porta a gesti impulsivi che si rivelano quasi ridicoli, poi l’intervento dell’amico di famiglia e la complicità dei parenti, farà riappacificare la coppia ma …….
Molti i conuigi coinvolti che cadono nella trappola della gelosia in questa rappresentazione; persino i genitori anziani, legati da trentaquattro anni di vita amorosa e felice, rischiano la separazione.
Nei rapporti affettivi, più momemti di intesa si condividono, più il legame si consolida.
Rientriamo dal teatro, chiacchieriamo, ridiamo per le gag, è quasi mezzanotte e un piatto di spaghetti ci sta proprio bene.
C’è forse miglior luogo della cucina, dove tutti i sensi sono partecipi e protagonisti ? Il teatro del gusto.
Non c’è altro luogo o attività dove le nostre percezioni sono chiamate a raccolta tutte contemporaneamente. Armeggiare tra pentole e forchette condividendo lo stesso spazio, in armonia di gesti e sguardi. Inspirare il profumo delle erbe fresche tritate: basilico, origano, prezzemolo, dal tono agro-amaro, i colori che si incontrano del pomodoro rosso e il bianco dell’aglio apportano il carattere aspro- dolce, ascoltare il suono della fusione con l’olio in padella evoca una stagione appena trascorsa. La pasta è cotta, il vino è nel bicchiere e noi siamo pronti. Anche l’umami sarà testimone di questa bella serata.

sottovuotiamoci
Questa settimana al corso di Professione Personal Chef, il tema è stato il sottovuoto nuova tecnica di conservazione e cottura. Mi sono davvero divertita con Salvatore Gargiulo, giovanissimo ed esuberante Chef con una carica vitale che nemmeno il sottovuoto potrebbe contenere. Due lezioni a ritmo serrato, per dimostrare come questa tecnica di cottura, ancora poco conosciuta e adottata, abbia molteplici applicazioni. Polenta, carne, pesce, crema dolce ……. è stato stupefacente. Con il sostegno dello Chef Timothy Magee, con cui collabora, hanno preparato e realizzato tante pietanze che ho potuto assaggiare e fotografare.
Il sottovuoto si basa sulla mancanza di aria all’interno della confezione che contiene l’alimento, ostacolando la proliferazione batterica, consentendo una durata maggiore del prodotto e delle sue qualità organolettiche. Come incessantemente ripete lo Chef, la tecnica si regola su esatti principi: tempi e temperature (al cuore e in camera) di cottura. I vantaggi sono palesi, soprattutto la piani
ficazione anticipata del lavoro.
Grazie Chefs.
Olio, uno dei gioielli Sardi per la crema di pomodoro camone
Sono fortunata. La possibilità di incontrare sardi a Roma è alta, in quanto è presente una comunità numerosa. Ma incontrare due romani che coltivano e producono olio extravergine d’oliva in Sardegna? Io trovo sia fortuna.
Ringrazio Marco e Stefano, colleghi al corso di Professione Personal Chef, produttori e titolari e dell’Azienda Tenute dell’Olivastro a Villacidro in provincia di Cagliari, che mi hanno fatto conoscere questa prenda de oro.
Olio, extravergine, evo
Non sono competente in materia di coltivazione delle olive né di olio, posso cercare di riassumere quel poco su cui mi sono documentata e ancora cerco di approfondire.
L’Olivastro è considerato una varietà o una sottospecie di Olivo, pianta sempreverde tipica della macchia mediterranea. In Italia si crede che la cultura dell’ulivo sia stata merito dei Greci, furono poi i Romani a curare e perfezionare la conservazione, distribuzione e ottimizzare la gestione della voluminosa produzione dei popoli assoggettati. Causa della riduzione delle coltivazioni di olivi, sposti e facilmente accessibili, furono le numerose efferate invasioni. Territori protetti dalle escursioni si rivelarono i monasteri, dove monaci e frati coltivarono il frutto utilizzandolo anche per uso terapeutico. Dal dodicesimo secolo, quando riprende a essere al centro degli scambi commerciali, agli inizi degli anni cinquanta quando si diffondono la cultura dell’olio di oliva e la scoperta delle sue qualità nutritive, in Italia fu la Puglia a valorizzare questo prodotto e la sua coltivazione.
Il termine cultivar definisce la varietà di pianta coltivata, che è stata ottenuta con un miglioramento genetico.
L’olivo cresce con facilità in qualsiasi terreno, preferisce clima non inferiore ai 12°, temperatura che ne danneggia la vitalità.
La raccolta e la pulizia sono fase delicata e richiedono particolare attenzione, le olive non devono presentare residui di terra, polvere o sostanze antiparassitarie che passando nell’olio potrebbero alterarlo e mettere a rischio la nostra salute, le olive cadute a terra non sono raccolte perché se sottoposte a lavaggio il contatto con l’acqua provo delle fermentazioni di organismi la cui vita si svolge in assenza di ossigeno, questo genere gravi difetti dell’olio.
Il sapore e il colore può variare a seconda della qualità delle ulive da cui è prodotto, dal luogo di produzione, dal grado di maturazione, dalla modalità e dal periodo di raccolta del frutto. Il colore non è elemento decisivo per la qualità dell’olio, ma la degustazione e la percezione olfattive.
Fruttato percezione dovuta al frutto d’origine che può essere verde o maturo, collegato al periodo della raccolta.
Verde che ricorda l’erba appena tagliata.
Amaro piccante quando il frutto è raccolto all’inizio della maturazione o acerbo.
Carciofo, mandorla, pomodoro, mela solo percezioni legate alla provenienza da zone tipiche e cultivar.
Queste sono definite sensazioni olfattive positive, quelle negative: metallico, muffa, verme, fieno-legno, rancido …….
Dopo la raccolta e lo stoccaggio, il tempo di attesa per la molitura deve essere breve per non favorire il fenomeno di ossidazione degli acidi grassi insaturi, dovuto anche alla luce e alla temperatura elevata di esposizione delle olive e tracce di metalli pesanti, tutto questo permette il manifestarci del difetto di rancido e la perdita delle sue prerogative nutrizionali.
Le certificazioni per l’olio extra vergine di oliva, sono date da tre tipi di classificazione:
Marchio DOP Denominazione di Origine Protetta – indica un prodotto strettamente legato alla zona di produzione, questo garantisce la zona di origine dell’extravergine e tutti i passaggi di produzione devono avvenire in quel luogo.
IGP Indicazione Geografica Protetta – si afferma la qualità e le caratteristiche del prodotto dovute a un’area delimitata di un territorio; a differenza della DOP, è sufficiente che almeno una delle fasi (una delle tre :produzione, trasformazione, elaborazione ) avvenga in quel territorio.
STG Specialità Tradizionali Garantite – garantisce il metodo tradizionale di produzione tipica, riferito a prodotti agroalimentari non strettamente legati a quel territorio.
fiore di stagione: il carciofo farcito
Guardo i fiori dentro il vaso, li ho colti da dieci giorni e credo sia arrivato il momento di restituirli alla terra, peccato non averne altri da sostituire.
Vorrei ricevere in regalo un bel mazzo di varietà di carciofi, che meraviglia esporli come centrotavola e decidere come gustarli uno ad uno.
Fiore prezioso da regalare
Questo frutto autunnale si presta per diverse preparazioni e cotture: crudo in insalata, al vapore, al forno, fritto, soffocato è sempre buono.
Il piatto che voglio realizzare, si attiene all’idea di ricostruire la ricetta facendomi guidare dal ricordo dei sapori, il profumo di aglio, la consistenza e la carnosità delle foglie del carciofo.
Se cerco e ripercorro le ricette preparate da mia madre e quali erano i sapori cui era legata, ho maggiori probabilità di riuscire nell’intento. Ci provo.
Carciofo farcito
Puoi scegliere se cuocere al forno – ricordati di preriscaldare il forno a 180° –
o puoi cuocere in tegame – bordi alti almeno quattro dita.
Occorrente:
1 carciofo a commensale pulito dalle foglie esterne
1 cucchiaio di pangrattato
1 cucchiaio raso di carne macinata di maiale
1 spicchio d’aglio
qualche foglia di prezzemolo
1 cucchiaino di cipolla oro tritata
qualche pizzico di parmigiano
patata lessa, una piccola quantità che serve per legare l’impasto
un bicchierino di vino bianco secco
3 bicchieri d’acqua
evo, sale, pepe, timo fresco.

Schiaccia leggermente il carciofo con le foglie rivolte sul tagliere e con un cucchiaino, elimina la barba interna.
Nel tegame versa due cucchiai di evo, cipolla, aglio e inizia la cottura a fuoco alto, come il calore inizia a far friggere la cipolla, riduci al minimo la fiamma metti poco sale e pepe, copri con coperchio e fai andare fino a quando la cipolla diventa trasparente.
A questo punto puoi togliere l’aglio e versa il prezzemolo tritato, cuoci per qualche secondo giusto il tempo per far insaporire e spegni, togli dal fuoco il tegame.
Mescola in una bowls (ciotola): carne, pangrattato, la patata lessa schiacciata con la forchetta e parmigiano, versa il soffritto ancora caldo e mescola, usa questa farcia per riempire il carciofo.
Metti un rametto di timo sopra la farcia del carciofo, riponilo nel tegame leggermente unto, accendi la fiamma e fai scaldare per far prendere calore al carciofo, versa il vino (ma non sopra il carciofo), lascia sfumare la metà del liquido e aggiungi l’acqua, copri con coperchio e trascorsi 15 / 20 minuti il carciofo sarà pronto
Se vuoi cuocere in forno, usa una piccola teglia o un tegame adatto, versa 1 cucchiaio di olio e metti il carciofo, l’acqua e il vino, copri con alluminio e cuoci per 20 minuti, verifica pungendo il centro del carciofo con uno stecchino, se la cottura è completa, scopri e fai gratinare con il grill per dare colore dorato.
dolci dolcetti, questi Amaretti
Ci sono ricette che mi sento di realizzare seguendo, oltre la stagionalità, anche il clima, non mi verrebbe né la voglia né in mente di cucinare la polenta con le spuntature di maiale d’estate.
Oggi mi sono dedicata agli Amaretti, Sardi naturalmente :). Le mandorle appena arrivate, sono le arrubia, una qualità dolce adatta per questa preparazione e per la pasticceria secca, ingrediente principale degli amaretti insieme allo zucchero, agli albumi e agli aromi.
In questa leccornia c’è anche una percentuale di mandorle amare; questa qualità, presente anche in Sicilia da dove non può essere esportata, deve essere controllata nella coltivazione e soprattutto nel dosaggio per gli amaretti, perché il suo sapore amaro, dato dal cianuro, è tossico.
Spesso si ricorre a spacciare semi di albicocca macinati per mandorle amare; in commercio esiste l’aroma di mandorla amara che ben si presta per essere utilizzato nell’impasto.
Prima di procedere ho fatto una breve ricerca, per capire come questo prodotto tipico si differenzia nella preparazione delle altre regioni; prendo la mia ricetta come termine di paragone:
gli amaretti più conosciuti sono di Saronno che hanno più zucchero, meno albume e non ci sono aromi;
in Sicilia è presente il burro, la farina e sono assenti gli aromi;
In Abruzzo la ricetta è molto simile.
Occorrente:
ricorda di preriscaldare il forno a 150° statico.
1 kg di mandorle tritate – lo sminuzzatore non è lo strumento più indicato, è opportuno usare il tritamandorle manuale, una specie di grattugia formaggio che non strapazza il frutto facendogli perdere parte del suo olio.
10 albumi di uova fresche, montati a neve ferma
1 cucchiaino di essenza di mandorla amara
1 kg di zucchero
buccia grattata di 2 limoni – io aggiungo non trattati,
- mescola le mandorle, lo zucchero, gli aromi e fai riposare coprendo la preparazione.
- Albumi montati a neve ferma – per cortesia non usare sale, limone o altro ingrediente, usa uova fresche.
- A questo punto puoi integrare la miscela con le mandorle nell’albume, mescolando con gentilezza
- Prepara: un piatto capiente con molto zucchero e una teglia foderata da carta forno;
- inumidisci le mani e prepara delle sfere lavorando l’impasto, passale nello zucchero come faresti con le polpette nel pangrattato e disponi sulla teglia, lascia spazio sufficiente tra un amaretto e l’altro, perchè in cottura tenderanno ad allargarsi.
- In forno per 15 / 20 minuti, i dolcetti devono assumere un leggero colore dorato e non bruciarsi, saranno leggermente croccanti all’esterno e morbidi all’interno.
Non farti prendere dalla tentazione di mangiarli appena escono dal forno, si attaccano ai denti e lo zucchero ha una temperatura che potrebbe bruciarti.
dolci Amaretti


farina
Le farine alimentari sono molteplici, ma in questa pagina mi riferisco alla farina di frumento (grano – Triticum). Ho riassunto in questa tabella le caratteristiche basilari; i due cereali principali sono:
grano duro – triticum durum grano tenero triticum vulgare
| coltivato al sud Puglia Campania | COLTIVAZIONE | coltivato al nord Valle Padana |
| adatto per confezionare pasta | UTILIZZO | adatto per dolci e pane |
| dorati e più resistenti | CHICCHI DI GRANO | bianchi e tondeggianti |
| più ricco di proteine | PROTEINE | |
| si ottiene la semola | MOLITURA | |
| farina di forza (più glutine)valore W alto | GLUTINE ENZIMI ZUCCHERI | farina debole (meno glutine) valore W bassa |
Di seguito la classificazione delle farine:
grano tenero “0” Bio e grano tenero tipo”00” biologico
W 190 – adatta per pizze e pane a breve lievitazione – la prima è biologica, composta da miscela di frumento Francese di cui 30% Taylor (simile a Manitoba) + 70% di Bolero,la seconda è composta da frumento Nazionale e stesse percentuali e farine;
grano tenero tipo “00” convenzionale W 250 – adatta per pizze e pane con biga e a lievitazione più lunga – miscela di frumento di cui 30% Manitoba Canadese + 20% frumento Francese + 30% di frumento Australiano + 20% di frumento Nazionale;
grano duro semola ottenuta dalla macinazione di pregiate varietà di frumento: semola classica per la pasta secca, la versione grossa
per preparazioni di semolino e dolci; semola rimacinata per il pane;
farina di grano saraceno integrale e non tostato è priva di glutine e adatta per celiaci – chicchi teneri, è un cereale che non appartiene alla famiglia delle graminacee – per pizzoccheri, blini, crepes e se mescolata ad altre farine può esser impiegata per prodotti da forno come pane, torte salate a breve lievitazione;
farina di soia ricca di proteine e povera di carboidrati, si usa in miscela con il frumento per migliorarne le qualità proteiche, in questo modo può essere impiegata per prodotti da forno a breve lievitazione.
se avete più tempo vi suggerisco di consultare Castellano,
Queste indicazioni sono sempre da tener presente prima di affrontare una preparazione che comprenda la farina: una farina debole è adatta se devi infarinare e spolverizzare, mentre una farina forte sostiene lunghe lievitazioni e preparazioni a base di grassi e uova.




